NODULI TIROIDEI: UNA MODA?

by / giovedì, 22 giugno 2017 / Pubblicato in generale

Intervista al Prof. Francesco Pignataro

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Parla Francesco Pignataro, MD PhD IM, responsabile del servizio di ecografia internistica, pediatrica ed interventistica del Poliambulatorio IRIS.

Professore come mai negli ultimi anni si sente parlare spesso di patologia della tiroide?

In realtà l’incidenza della patologia tiroidea, in particolare quella nodulare, ha avuto negli anni una progressiva “emersione” in quanto la scienza si è dotata di tecniche di imaging (ecografia color Doppler con elastografia) che permettono una diagnosi molto accurata anche in quei casi ove, prima, non ci si sarebbe accorti del problema.

Avere dei noduli alla tiroide significa, prima o poi, dover ricorrere all’intervento chirurgico?

Direi di no. La patologia tiroidea è, in effetti molto diffusa, in particolare nella popolazione femminile. Sembra una “moda” non certo desiderata o cercata!  Vi sono patologie “diffuse” della ghiandola tra le quali la più frequente è rappresentata dalla tiroidite e patologie nodulari che nella maggior parte dei casi rappresentano un evento del tutto benigno.

Esiste una familiarità nella patologia tiroidea?

Indubbiamente fattori ambientali quali la carenza di iodio determinano un vera e propria endemia di quello che viene definito “gozzo” per l’aspetto che assume il collo in alcune aree anche italiane e la maggiore predisposizione ad andare incontro a patologia di tipo autoimmune (quale la tiroidite di Hashimoto) ha radici familiari.

Come si fa ad accorgersi di soffrire di tiroide?

Distinguerei due evenienze: la prima ove si altera il metabolismo per incremento o riduzione della produzione ormonale della ghiandola che determina dei sintomi palesi quali la tachicardia, sudorazione, ipereccitabilità, caduta dei capelli, rallentamento cognitivo che inducono il paziente a recarsi dal medico il quale prescriverà degli esami ematochimici (FT3,FT4 e TSH) per verificare lo stato di “funzionamento” della ghiandola per poi intervenire con dei farmaci in aiuto o sopprimendo la funzione tiroidea stessa. La seconda quando ci si accorge di avere una “tumefazione” al collo e ci si reca ad eseguire una ecografia per comprenderne la natura.

Professore ma è possibile che si abbiano dei noduli alla tiroide o si abbia avuto una tiroidite senza alcun sintomo evidente?

In realtà è molto frequente il riscontro occasionale di alterazioni della struttura della tiroide diffuse (nel caso della tiroidite) o nodulari all’esame ecografico senza che il paziente riferisca alcun sintomo pregresso. Il consiglio è, dunque, quello di eseguire un controllo ecografico, meglio se color Doppler, della tiroide in caso di familiarità per patologia tiroidea ma, nella donna, almeno una volta nella vita!

nodulo tiroideo ipervascolarizzato

Ritiene che il disastro nucleare di Cernobyl abbia determinato un incremento della patologia tiroidea?

E’ un argomento molto dibattuto, i pazienti per sentito dire ne sono assolutamente convinti anche se ormai siamo piuttosto lontani da quell’evento e, seppur le radiazioni ionizzanti, è documentato che possano determinare danni al parenchima tiroideo e non solo, in molti casi non vi è alcuna correlazione con tale disastro ambientale nella popolazione italiana.

I noduli tiroidei come vanno controllati?

La patologia tiroidea in generale ed, in particolare la patologia nodulare, è bene venga seguita da uno specialista endocrinologo il quale suggerirà il percorso diagnostico e terapeutico più opportuno secondo il caso specifico. Come regola generale è bene sottoporsi ad una ecografia color Doppler meglio se supportata anche dall’esame elastografico con sonda ad alta definizione in un centro altamente qualificato da eseguire almeno una volta l’anno per poter valutare eventuali cambiamenti nelle caratteristiche dei noduli stessi. Sarà, inoltre, opportuno valutare la funzione della ghiandola tiroidea ed eseguire, in alcuni casi, sospetti, il dosaggio di alcuni marcatori specifici e/o esami scintigrafici.

Come può essere diagnosticato un nodulo maligno e quindi da rimuovere chirurgicamente?

Vi sono alcuni “segni” ecografici, color Doppler ed elastografici che possono indurre l’operatore a richiedere un approfondimento mirato mediante un prelievo citologico onde appurare la natura del nodulo. In questo è fondamentale l’esperienza dell’operatore che esegue l’esame ecografico ed anche la qualità dell’apparecchiatura utilizzata.

Con l’agoaspirato si ottiene con certezza la diagnosi di tumore, si pensa possa “diffondere” il tumore, Lei che ne pensa?

E’ un luogo comune che non trova in letteratura alcun riscontro per quanto concerne la diffusione. La sensibilità (ossia la possibilità di far diagnosi) è di circa l’85% il che significa che su 100 agoaspirati fatti in 85 pazienti si ha la diagnosi definitiva.

Esistono delle tecniche che permettano una diagnosi più approfondita nei casi dubbi?

Presso le nostre strutture è possibile effettuare il dosaggio della Galectina tramite prelievo citologico ecoguidato. Tale marcatore, secondo quanto pubblicato su accreditate riviste internazionali, permette di discriminare i casi dubbi inviando all’intervento solo chi realmente ne ha necessità.

Ci sono raccomandazioni particolari che ha da dare ai nostri lettori?

In particolare per quanto riguarda la patologia tiroidea un buon consiglio può essere quello di utilizzare sale da cucina iodato. Lo iodio, infatti, è un ottimo ausilio per evitare l’instaurarsi di alcune specifiche patologie tiroidee. Consiglio, inoltre, in particolare alle donne in età fertile di eseguire una ecografia eco color Doppler della tiroide per escludere che vi siano nodularità  e/o alterazioni della struttura tiroidea.

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