Nuovi marcatori nella diagnosi di carcinoma alla prostata

by / venerdì, 16 febbraio 2018 / Pubblicato in generale

La prostata è una ghiandola che fa parte dell’apparato genitale maschile, le cui principali patologie sono l’adenoma prostatico, la prostatite e soprattutto il carcinoma prostatico.

L’esame cardine per la diagnostica del carcinoma prostatico è rappresentato dall’antigene Prostatico Specifico PSA, una proteina prodotta dalle ghiandole prostatiche.

Anche le altre patologie, l’adenoma e la prostatite, possono causare un innalzamento ematico di questo marcatore: un dosaggio alterato di PSA è quindi evocativo di una patologia prostatica ma non è un marcatore certo di carcinoma.

Per meglio diagnosticare il carcinoma prostatico, la medicina di laboratorio ha proposto nuove analisi:

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PSA FREE: per aumentare la specificità del dosaggio del PSA, si è introdotto il dosaggio del PSA libero o Free Psa.

Il rapporto percentuale tra PSA libero e PSA totale migliora significativamente la discriminazione tra carcinoma prostatico ed ipertrofia prostatica benigna.

 

ProPSA: sono precursori del PSA presenti nel siero; associati al tessuto canceroso prostatico ed aumentano nel siero dei pazienti con carcinoma della prostata. In particolare, il dosaggio del 2proPSA migliora la specificità per il rilevamento del tumore maligno della ghiandola prostatica. Questa nuovissima analisi permette di ottenere un importante “indice di salute prostatica”, il PHI.

 

PHI: i risultati del 2proPSA sono stati utilizzati congiuntamente con valori ottenuti di PSA totale e PSA libero per ottenere il PHI (Prostate Health Index), l’indice di salute della prostata.

I valori di PHI hanno migliorato significativamente la specificità clinica per l’identificazione di pazienti con carcinoma prostatico con età superiore ai 50 anni: il PHI appare quindi una nuova indagine per inquadrare e meglio gestire i pazienti con valori ematici di PSA totale di modesto innalzamento.

 

PCA3: il Prostate Cancer gene 3 è espresso in quantità maggiori all’interno del genoma delle cellule dei carcinomi prostatici. Mediante tecniche di amplificazione genica è possibile determinare l’mRNA PCA3 nelle cellule raccolte su un campione di urina dopo un leggero massaggio prostatico.

Il PCA3 è sovraespresso nelle cellule di carcinoma prostatico: il suo livello è perciò correlato con una maggiore probabilità di ottenere una biopsia positiva.

Il PCA3 è un’indagine eminentemente utile in uomini con dosaggi di PSA persistentemente elevato e biopsia della prostata negativa.

 

I nuovi test PHI e PCA3 migliorano la diagnostica del carcinoma prostatico ed il loro uso integrato permette allo specialista urologo di ottenere indicazioni per intraprendere decisioni cliniche più corrette e personalizzate.

 

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ECOGRAFIA TRANSRETTALE: da informazioni sulla grandezza e sulla presenza di zone irregolari.

Oggi, con il bisogno di fare prevenzione in una popolazione con un’aspettativa di vita più lunga, le malattie prostatiche si pongono ai primi posti con la preminente importanza che rivestono; in particolare sentiamo la necessità di focalizzare l’attenzione sulla malattia tumorale oggi in costante aumento.

 

VISITA UROLOGICA: ci raccomandiamo pertanto di avere un rapporto più stretto tra l’urologo e paziente, perché proprio da questo rapporto di collaborazione si creano le premesse per un eventuale piano terapeutico efficace.

 

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Prof. Claudio IAVARONE

Urologo – Chirurgo

Specialista in malattie prostatiche-vescicali-renali

Policlinico Umberto I° – Roma

Attualmente opera in struttura accreditata – convenzionata

 

Dott. Paolo Cialone

Specialista in Chirurgia generale

Specialista in Urologia

Generale del Corpo Sanitario dell’Aeronautica

 

 

 

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